| Da La Gazzetta
Con una doppietta dell'ucraino e un ottimo Kakà i rossoneri passano ad Ancona e tengono il passo delle rivali scudetto. Espulsi Maldini e Bilica.
ANCONA, 1 settembre 2003 - Due gol di Shevchenko e il Milan espugna Ancona raggiungendo in vetta le altre quattro rivali scudetto. L'ucraino ha aperto le marcature al 30' con una punizione su cui non è apparso impeccabile il portiere marchigiano Scarpi e ha chiuso il conto al 76' con un rasoterra su assist di Cafu, imbeccato dal connazionale Kakà, che all'esordio ha offerto ottime giocate. Espulsi al termine di una rissa al 14' del secondo tempo Maldini e Bilica.
Da Montecarlo ad Ancona Carlo Ancelotti ha cambiato idea. Kakà sì, ma senza Rivaldo. Quindi consueto 4-3-1-2, con il giovane brasiliano trequartista alle spalle di Shevchenko e Inzaghi. Menichini, evidentemente preoccupato dalla quantità e dalla qualità del centrocampo rossonero, schiera in mezzo cinque uomini con Carrus a cui viene affidato il compito di contrastare soprattutto Pirlo, fonte del gioco rossonero. L'Ancora è generoso all'inizio della gara: aggressivo e caparbio, soprattutto nella linea centrale, nel tentativo di non far ragionare i rossoneri e impedire loro di far girare la palla. Sembra soffrire la squadra di Ancelotti. Ma è questione di poco. I campioni di Europa si organizzano e ricamano un gioco ossessivo, ancora alla ricerca, però, della fluidità. I marchigiani ce la mettono tutto, ma con un baricentro così arretrato quasi mai mettono Hubner nella condizione di far del male. Kakà, il sorvegliato speciale, fa il suo dovere. Gioca a testa alta e dà lezione di personalità. Ci prova prima con un bel tiro, poi dispensando saggi palloni e sbagliando raramente. Ma alla samba prevale il suono della balalajka, perché è il solito Shevchenko a metterla dentro con una punizione maligna che Scarpi, piazzato male, tocca appena.
Per pungere il Milan occorre altro, così Menichini nella ripresa accorcia la squadra. L'idea funziona, soprattutto nel pressing, ma è ancora poco per impensierire la formazione rossonera. Il tecnico inoltre perde Maini; al suo posto Bruno. Poi Ganz rileva Hubner, chissà mai che l'ex non faccia il miracolo. I toni della festa e del ritmo altissimo vengono rovinati al 13' allorché accade di tutto. Maldini e Bilica vengono alle mani dopo un contrasto. Collina non ha dubbi: cartellino rosso e fuori tutti e due. Cambiano le tattiche in campo. Escono Inzaghi e Pirlo ed entrano Laursen e Ambrosini. I nervi si distendono, sale in cattedra Kakà e con lui il Milan che brucia l'Ancona in contropiede. L'estro del giovane brasiliano si può sintetizzare in occasione del raddoppio di Sheva: stop, controllo, splendida apertura per Cafu sulla destra che offre di prima all'ucraino l'assist vincente. Può bastare. Ancelotti si stropiccia gli occhi, entra in campo esultando, mentre Shevchenko va a rendere gloria a Kakà, il cui nome non piacerà a Luciano Moggi, ma che, ne siamo certi, aggiunge ulteriore qualità al Milan.
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